TESTIMONIANZE  DEL PASSATO

 

a) LA GROTTA DI SCODONI’

 

Il primo insediamento di cui si ha notizia, risale all’epoca preistorica, grazie  ai reperti trovati in questa grotta carsica, antropizzata dai Sicani. (4.000-3.000 a. C.)

E’ lunga circa 100 m. e, nella grotta, sona state rinvenute tracce di utensili litici, ceramiche preistoriche dell’età del rame. Di fronte alla grotta, sono visibili ruderi di una fattoria romana che risalgono al II secolo a. C., scheletri umani e di piccoli elefanti, resti di una villa romana, dove soggiornò Verre, costringendo gli Aluntini a consegnargli oggetti di oro ed argento cesellato (Verrine  Cicerone).

Vi è forse nascosto il tesoro di Verre?......

Antistante la grotta fu, in seguito, costruito un cantiere navale.

A Piano Grilli, in una zona che sovrasta la grotta, sono venuti alla luce resti di un agglomerato rurale risalente al periodo tardo romano. Sfruttando un giacimento di silice, gli abitanti avevano rapporti commerciali con le isole Eolie e, certamente, con i paesi dei Nebrodi dove intensa era l’attività agricola e pastorizia.

 

b) SAN PIETRO IN DECA detta  “U CUNVINTAZZU”:

La piccola Chiesa sorge in una campagna ricca di ulivi; ha la forma di un ottagono irregolare; all’interno vi sono otto nicchie, non corrispondenti ai lati del poligono.

La chiesa è costruita con blocchetti di calcare e pare risalga al V-VI sec d.C.

E’ una costruzione, con cupola semisferica, a base circolare, con nicchie predisposte sia all’interno che all’esterno della struttura.

Intorno a questa chiesetta vi è una vasta zona archeologica, vincolata e, di conseguenza, non del tutto conosciuta.

La Chiesa faceva parte di un monastero di monaci Basiliani, ora andato totalmente in rovina, rimaneggiata, negli anni, tanto da perdere le caratteristiche originali.

Nel piazzale antistante si svolgeva una fiera importante.

E’ da segnalare, inoltre, il ritrovamento di una moneta d’oro della zecca di Siracusa, raffigurante l’imperatore di Bisanzio Michele II ( 820/829 ).

Infatti i Bizantini, subentrati ai Romani, liberarono la zona dagli Arabi  e modificarono l’originario assetto della zona.

Salinas, uno storico della fine dell’800, durante le sue peregrinazioni in Sicilia, alla ricerca di testimonianze di rilievo, anche in tali zone, trovandosi presso l’azienda Cupane, oggi Vegara Caffarelli, notò ciò che restava di San Pietro in Deca; capì l’importanza storica del monumento, allora occupato da pastori, alla stregua di un comune pagliaio. Fece notare la bellezza e la valenza storica di un tale reperto e consigliò interventi mirati al restauro dell’intera area.

Di recente sono state effettuate operazioni di pulizia della cupola sferica, anche se non sono state eseguite operazioni di totale restauro.

Oggi è fruibile grazie alla recente costruzione di una strada che conduce sul posto.

c) CASTELLO DI PIETRA DI ROMA “FONDACO”

Il castello, posto in Contrada Pietra di Roma, nel sito di un’ antica fortezza bizantina, fu costruito lungo la regia trazzera (l’antica Valeria Pompea) dal console Levino  per la difesa della costa, infestata dai pirati (214 a.C.). Preesistenti, sopra un masso di pietra, vi erano due altissime torri:  una rotonda, l’altra  quadrata che, oggi, non  esistono più.

La patrona di questo castello, con l’avvento del Cristianesimo, fu S.Tecla,  le cui ceneri, pare, siano state sepolte nello stesso luogo. Oggi, in Caprileone, si venera  la reliquia (un osso della Santa), ritrovato in Pietra di Roma. Nel 1525 il castello fu conquistato da Riccardo Filangeri, nel 1525 proprietario fu Girolamo Filangeri.

Fu adibito, in seguito, a diverse destinazioni d’uso, oltre a quella militare; infatti, nel XVII secolo, divenne opificio per la coltivazione e la lavorazione della canna da zucchero (la cannamela). Essa da liquido, veniva trasformata in sostanza cristallina  non deperibile, tanto che Federico II richiese degli esperti da Pietra di Roma per istituire una scuola.

In seguito il maniero  fu trasformato in trappeto e risaia ed abbandonato per una grave epidemia  e mortalità, dovute alla malaria.

Nel XIII secolo fu stazione di posta per il cambio dei cavalli e per la raccolta e smistamento delle lettere; era fornita anche dei servizi essenziali per il viaggiatore.

Annesso all’edificio, vi erano un’ Osteria  ed una Chiesetta. Sino al  1700, davanti al castello si teneva una fiera ripresa  negli anni ottanta come Fiera del Tirreno.

Adiacente al castello, esisteva un acquedotto che portava l’acqua per fare funzionare sia il trappeto  per le “cannamele”, sia per la coltivazione del riso.

L’acquedotto romano (1 Km.),

si trova oggi in discrete condizioni di conservazione, ma meriterebbe una ristrutturazione.

Da reperti recentemente ritrovati nella zona adiacente al Castello di Pietra di Roma, si pensa che sia una zona molto interessante dal punto di vista archeologico e quindi la sovrintendenza beni culturali di Messina, che ne è a conoscenza, dovrebbe vincolarla.

Nel 1986 il sindaco dott. Mario Russo ha dato incarico all’architetto Antonio Lo Castro per la ristrutturazione dell’opera sopra detta e per destinarla a centro culturale.

Il progetto fu presentato all’Assessorato beni culturali della  Regione Sicilia  e lì giace!……….

Oggi resistono, a stento, le strutture murarie!  Non esistono più i solai e le coperture, in seguito a crolli e ad un recente incendio che ha interessato tutta l’ala sinistra.

Essendo stato utilizzato come stazione di posta, come già detto, possiamo affermare che è, forse,  il più antico “Ufficio Postale” della Sicilia, in quanto tutti gli altri , sembra, risultino distrutti.

Il Ministero delle Poste dovrebbe intervenire per il recupero della “memoria storica”.